Trattamento rifiuti: facciamola semplice
Si sente spesso parlare di trattamento rifiuti, di compostaggio, di incenerimento o TMB durante i vari dibattiti ambientali o economici, ad esempio sul costo dei rifiuti, sul trasporto verso i centri di trattamento. Ma cosa si intende per trattamento dei rifiuti e quali sono gli impianti e soprattutto a cosa servono?
Ecco un elenco e la spiegazione delle diverse tecnologie di trattamento dei rifiuti:
1. Compostaggio
È un processo biologico aerobico che trasforma la frazione organica dei rifiuti in compost, un ammendante utile per l’agricoltura. I microrganismi decompongono il materiale in presenza di ossigeno, riducendo il volume dei rifiuti e migliorando la qualità del suolo.
2. Impianto Integrato Aerobico/Anaerobico
Combina digestione anaerobica e compostaggio:
- Prima avviene una digestione anaerobica, in cui i rifiuti organici fermentano senza ossigeno, producendo biogas (metano e CO₂).
- Dopo, il digestato solido residuo viene sottoposto a compostaggio aerobico per ottenere compost utilizzabile.
3. Digestione Anaerobica
Un processo biologico che avviene in assenza di ossigeno, dove i microrganismi degradano la sostanza organica, producendo biogas (usato per produrre energia) e un residuo solido (digestato), che può essere usato come fertilizzante dopo ulteriori trattamenti.
4. TMB (Trattamento Meccanico-Biologico)
Un impianto che tratta i rifiuti indifferenziati attraverso:
- Fase meccanica: separazione dei materiali riciclabili e della frazione organica.
- Fase biologica: trattamento aerobico o anaerobico della frazione organica per stabilizzarla e ridurre il suo impatto ambientale.
5. Incenerimento
Brucia i rifiuti a temperature elevate per ridurne il volume e recuperare energia sotto forma di calore ed elettricità. Produce ceneri e emissioni gassose che devono essere gestite con sistemi di filtraggio.
6. Coincenerimento
Simile all’incenerimento, ma avviene in impianti industriali (come cementifici o centrali termoelettriche), dove i rifiuti vengono usati come combustibile alternativo per ridurre il consumo di fonti fossili.
7. Discarica
È il metodo meno sostenibile, consiste nello smaltimento dei rifiuti in siti controllati. I rifiuti vengono coperti per ridurre impatti ambientali, ma possono generare percolato (liquido inquinante) e gas (metano). Oggi è considerata l’ultima opzione nella gestione dei rifiuti.
Ora che abbiamo capito quali sono i vari trattamenti dei rifiuti vogliamo capire quali di questi sono orientati al riciclo e quali non lo sono.
Se l’obiettivo di un economia circolare è il riciclo, bisogna distinguere tra trattamenti che permettono il recupero di materiali e quelli che semplicemente smaltiscono i rifiuti.
Ecco l’analisi:
✅ Appropriati per il riciclo (permettono di recuperare materiali o energia in modo sostenibile):
- Compostaggio → Riciclo della frazione organica in compost per l’agricoltura.
- Integrato aerobico/anaerobico → Recupero di biogas e compost dal rifiuto organico.
- Digestione anaerobica → Produzione di biogas (energia rinnovabile) e digestato (potenzialmente usabile come fertilizzante).
- TMB (Trattamento Meccanico-Biologico) → Separa materiali riciclabili (plastica, metalli, vetro) e stabilizza la frazione organica.
⚠️ Parzialmente appropriati per il riciclo (possono recuperare energia ma non materiali riciclabili):
5. Incenerimento → Recupera energia ma distrugge i materiali, rendendoli inutilizzabili per il riciclo.
6. Coincenerimento → Simile all’incenerimento, usa i rifiuti come combustibile senza recuperarne i materiali.
❌ Non adatti al riciclo (solo smaltimento):
7. Discarica → Non permette alcun recupero di materiali o energia; è la soluzione meno sostenibile.
📌 Conclusione:
Pertanto, se si vuol massimizzare il riciclo, le migliori opzioni sono compostaggio, digestione anaerobica, impianti integrati e TMB, perché permettono di recuperare materiali e/o energia in modo circolare. Incenerimento e discarica, invece, sono più orientati allo smaltimento che al riciclo.
Compreso questo saremmo tentati di pensare che sia sufficiente aumentare questi impianti per riciclare tutti i rifiuti e finalmente vedere la chiusura di discariche ed inceneritori e termovalorizzatori. Non è proprio così e vediamo perché.
L’Italia avvia a riciclaggio poco più del 30% dei rifiuti urbani trattati, e a compostaggio e digestione anaerobica il 26%, con una quota totale di rifiuti avviati ad operazioni di riciclo di circa il 57%. Gli obiettivi nazionali prevedono di raggiungere un tasso di riciclo del 65% entro il 2035. Pur ammettendo di aver raggiunto l’obiettivo, ancora lontano, del 65% dove finiscono i rifiuti non riciclati?
Da quel che abbiamo capito nei precedenti schemi i rifiuti non riciclabili possono finire solo in incenerimento, coincenerimento e discarica. Ma abbiamo anche compreso un altro punto essenziale di tutta la faccenda: se una parte dei rifiuti risulta impossibile da riciclare con le attuali tecnologie, non è forse meglio puntare su impianti di recupero energia piuttosto che lasciarli in discarica o peggio ancora esportarli in altri paesi dove non vi sono regolamentazioni così stringenti a tutela dell’ambiente? Porre il rifiuto in discarica o esportarlo e magari vederlo bruciare a cielo aperto (val la pena guardare il servizio sulla Turchia) non è come nascondere la testa sotto la sabbia o la polvere sotto il tappeto? Forse abbiamo compreso l’ipocrisia che si nasconde dietro a mille discorsi complicati che il cittadino medio non comprende.



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